Estintori e Classi di Fuoco A-B-C-D-F-L

Estintori e Classi di Fuoco A-B-C-D-F-L
La corretta classificazione degli incendi è il punto di partenza per scegliere l’estintore giusto: un agente estinguente efficace su un tipo di fuoco può essere inutile — o addirittura pericoloso — su un altro. Il riferimento internazionale è la norma UNI ISO 3941, che nell’edizione 2026 ha introdotto una novità sostanziale: la Classe L, dedicata agli incendi da batterie agli ioni di litio.
Classe A — Materiali solidi
Incendi di combustibili solidi che, bruciando, formano brace: legno, carta, tessuti, gomma, molte materie plastiche. È la classe di fuoco più comune in uffici, abitazioni, magazzini e attività commerciali.
Estinguenti idonei: acqua, schiuma, polvere ABC.
Dove si trova tipicamente: uffici, negozi, depositi di materiale cartaceo o tessile, abitazioni civili.
Classe B — Liquidi infiammabili e solidi liquefacibili
Riguarda liquidi infiammabili (benzina, solventi, alcol, vernici) e solidi che, riscaldandosi, si liquefanno prima di bruciare (paraffina, alcune plastiche). Bruciano in superficie, e un getto d’acqua diretto può disperdere il liquido infiammato aggravando l’incendio anziché spegnerlo.
Estinguenti idonei: schiuma, polvere, CO2.
Dove si trova tipicamente: depositi carburanti, autofficine, magazzini vernici e solventi, aree portuali.
Classe C — Gas infiammabili
Incendi alimentati da gas come metano, GPL, acetilene o idrogeno. L’intervento primario non è tanto l’estinzione della fiamma quanto l’intercettazione del flusso di gas: spegnere la fiamma senza chiudere la valvola crea infatti il rischio concreto di un’esplosione, per l’accumulo di gas non combusto.
Estinguenti idonei: polvere ABC (per il controllo della fiamma, in attesa dell’intercettazione del flusso).
Dove si trova tipicamente: impianti a gas, centrali termiche, cucine con alimentazione a gas.
Classe D — Metalli combustibili
Incendi di metalli come magnesio, alluminio in polvere, titanio, sodio e potassio. Sono incendi particolari, perché acqua, schiuma e persino la normale polvere ABC possono reagire violentemente con il metallo incandescente, aggravando la combustione. Servono polveri speciali formulate appositamente per ogni tipo di metallo.
Estinguenti idonei: polveri speciali per metalli (mai acqua o schiuma).
Dove si trova tipicamente: lavorazioni metalmeccaniche, fonderie, industrie che trattano polveri metalliche.
Classe F — Oli e grassi da cucina
Incendi di oli e grassi vegetali o animali utilizzati per la frittura, con temperature di autocombustione molto elevate. È una classe distinta dalla B perché l’acqua, oltre a essere inefficace, può causare una violenta proiezione di olio bollente (effetto “boilover”). Obbligatoria in cucine professionali, ristoranti e mense.
Estinguenti idonei: agenti specifici a base di sali di potassio (saponificanti).
Dove si trova tipicamente: cucine professionali, friggitrici industriali, mense aziendali e scolastiche.
Classe L — Batterie agli ioni di litio: la nuova frontiera del rischio incendio
Con l’edizione UNI ISO 3941:2026, pubblicata a gennaio 2026 in sostituzione della precedente versione del 2007, è stata introdotta la Classe L, dedicata specificamente agli incendi che coinvolgono celle e batterie agli ioni di litio, in assenza di litio metallico puro. È la principale novità strutturale della norma, e nasce da un’esigenza concreta: la diffusione di veicoli elettrici, muletti a batteria, sistemi di accumulo energetico (BESS), biciclette e monopattini elettrici, e più in generale di dispositivi con batterie ad alta densità energetica, in ogni contesto lavorativo e domestico.
Perché un incendio di Classe L è diverso da tutti gli altri
Gli incendi da batterie al litio non sono semplici incendi “elettrici”: sono fenomeni di natura elettrochimica, con caratteristiche che li rendono fondamentalmente diversi dalle classi tradizionali:
- Thermal runaway (fuga termica): una volta innescata da un corto circuito, un urto o un sovraccarico, la cella entra in una reazione a catena autoalimentata, in cui il calore prodotto accelera ulteriormente la reazione chimica interna. Il processo può proseguire anche in assenza di ossigeno atmosferico, perché l’ossigeno viene rilasciato dalla stessa scomposizione chimica della batteria.
- Densità energetica molto elevata: a parità di volume, l’energia rilasciata è enormemente superiore rispetto a un incendio di solidi o liquidi tradizionali, con una velocità di propagazione più rapida.
- Rischio di riaccensione: è forse l’aspetto più insidioso. Una batteria può apparire spenta e “fredda” e poi riprendere a bruciare a distanza di ore, per effetto del calore residuo interno alle celle non ancora completamente scariche.
- Rilascio di gas tossici: durante la fuga termica vengono liberati gas pericolosi, tra cui acido fluoridrico, che rendono l’ambiente rischioso anche dopo l’apparente spegnimento delle fiamme.
Perché gli estintori tradizionali non bastano più
Un estintore certificato per le classi A-B-C non può essere automaticamente considerato idoneo anche per la Classe L, senza aver superato prove specifiche. Gli agenti a polvere o CO2 possono abbattere la fiamma visibile, ma non raffreddano il nucleo della batteria, lasciando intatto il rischio di riaccensione. Per questo motivo, dove sono presenti postazioni di ricarica, depositi di batterie o mezzi elettrici, la sola dotazione ABC può risultare insufficiente in caso di verifica o ispezione.
È bene chiarire un equivoco diffuso: nel linguaggio comune si parla talvolta di “classe E” per gli incendi elettrici, ma non esiste alcuna classe E nella classificazione ufficiale. Il rischio elettrico è considerato una condizione di innesco, non una classe di fuoco a sé stante — la Classe L, invece, nasce proprio per superare questa ambiguità e dare un nome tecnico preciso al fenomeno elettrochimico delle batterie.
Cosa significa in pratica per aziende e attività
L’introduzione della Classe L non comporta un obbligo automatico di sostituzione della dotazione antincendio esistente, ma richiede una rivalutazione del rischio ovunque siano presenti batterie al litio: carrelli elevatori elettrici, flotte aziendali elettriche, sistemi di accumulo energetico, sale UPS, aree di ricarica di dispositivi portatili. In questi contesti diventa opportuno:
- aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), descrivendo dove sono presenti batterie, come avvengono ricarica e stoccaggio, e quali misure tecniche e organizzative sono adottate;
- valutare l’integrazione della dotazione con estintori o sistemi idonei alla Classe L, capaci non solo di abbattere la fiamma ma anche di raffreddare la batteria e limitare il rischio di riaccensione;
- rivedere layout, ventilazione e procedure di gestione dell’emergenza per le aree a maggiore concentrazione di dispositivi al litio;
- formare il personale sulla specificità del rischio, che richiede un approccio diverso rispetto a un normale principio di incendio.
Va inoltre precisato che la UNI ISO 3941:2026 classifica il fenomeno, ma non definisce da sola la costruzione degli estintori né i cartelli di sicurezza specifici per la Classe L: gli standard tecnici di prodotto — come la bozza europea prEN 3-11, dedicata proprio ai requisiti prestazionali degli estintori per batterie al litio — sono tuttora in fase di sviluppo, e il quadro normativo italiano si sta progressivamente adeguando anche attraverso i riferimenti tecnici dei Vigili del Fuoco sui sistemi di accumulo energetico.
La consulenza Sicurnet Liguria sul rischio Classe L
Per le aziende con muletti elettrici, flotte in elettrificazione, sale ricarica o sistemi di accumulo, il nostro team tecnico valuta la presenza di rischi legati alle batterie al litio e propone la dotazione antincendio più adeguata — includendo, dove necessario, l’integrazione con presidi specifici, in coerenza con l’evoluzione della classificazione UNI ISO 3941:2026 e con il DVR aziendale.
Tabella riepilogativa classi di fuoco















